La Metafonia cioè la comunicazione con gli spiriti grazie ai registratori audio: funziona?

Vi sono da tempo, numerose ricerche in merito, cioè tante persone che, sia per caso o per vera e propria sperimentazione e ricerca cercano e pare, con successo di comunicare attraverso strumenti radio o registratori sensibili con entità dall’aldila’. Qui di seguito volevo mostrarvi un documentario piuttosto vecchio ma che in modo chiaro riassume di cosa sto parlando. Vale la pena di dargli una occhiata per capire cosa intendo.

https://youtu.be/AzRPkUTGKhQ

https://youtu.be/0BnkM7RX1fI

In questi ultimi anni  coloro che sperimentano questo tipo di attività paranormale si avvalgono di strumenti decisamente più sofisticati e quindi i risultati sono sicuramente più evidenti. Ad esempio, è addirittura possibile scaricare un applicazione a pagamento sull’iphone cioè un vero e proprio ghost kit che registra eventuali voci ed attività paranormali.

Devo dire che incuriosita dalla cosa ho scaricato l’applicazione ma per il momento non ho ancora potuto metterlo alla prova ma, nel caso avrò dei risultati sicuramente vi farò ascoltare quello che sono riuscita a registrare. Nel frattempo vi faccio vedere un video di alcuni ragazzi che hanno creato un gruppo di investigazioni paranormali che effettivamente hanno riscontro e quindi….a voi le deduzioni!

https://youtu.be/nMHPvNjNqHw

Vicus Matrini sulla Cassia ed il Mitra dimenticato!

Siamo circondati da opus reticulatum ma siamo talmente ciechi che vediamo solo la strada che ci porta nei luoghi e non la storia che ci avvolge ovunque.

Questa è la storia di una antica strada bella e famosa: la Cassia, una delle strade consolari romane ma che oggi è stata quasi completamente distrutta, dispersa dalle varie coltivazioni ed arature dei terreni, costruzioni, o asfaltata nei tratti in cui coincideva con la strada nuova che per assurdo ha più buche di quella antica. La passeggiata che vi propongo è quella molto fuori Roma che può essere abbinata al percorso della Francigena da Vetralla a Sutri, per osservare purtroppo solo pochi resti anche se da vedere ci sarebbe molto se ci fosse la volontà di far valere il nostro passato come vera risorsa economica. Ma questa è un’altra storia e io sono qui solo per farvi conoscere cose belle!

Dopo Sutrium per raggiungere il Forum Cassii, si passava dalla mansio Vicus Matrini che era sicuramente collegata con il Vicus Ciminius ma di questo non abbiamo certezze. Sicuramente Vicus Matrini doveva servire da base per collegare i due siti.

In questo tratto di via Francigena che passa dove si trovava l’antica via Cassia di cui di cui sono visibili qui i basoli utilizzati come pietre per i muri a secco di divisione dei terreni. Proprio qui nel Casale delle Capannacce sul muro vi è esposto alle intemperie un bel bassorilievo di Mitra con la tauromachia di cui ormai non si vede più la parte superiore della testa. Gli archeologi asseriscono che proviene da Sutrium ma, di questo io non sarei proprio tanto sicura. Qui di seguito ho allegato alcune fotografie del sito e del Mitra. Per coloro che amano questo culto antico forse non è da perdere!

Ci troviamo al km 62 della Cassia Veientana dove era situata la mansio antica che era posizionata tra Sutrium ed il Forum Cassii.

A walk in the abandoned acropolis of Tarchuna the glorious and rich rival of the Regal ancient Rome

Although little is visible of the ancient city, archaeology is increasingly revealing glimpses of its past glories. The site is not very far from Rome and one have to spend a couple of hours walking around to feel the incredible aura of the place.

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Tarchuna or Tarkna was one of the most ancient and important it Etruscan cities. Tarchon the son of Tyrrhenus was the founder of the city, as the legend told us. From Tarkna two Etruscan noble people became king of ancient Rome: Lucius Tarquinius Priscus and Lucius Tarquinius Superbus.

Tarchuna was one of the twelve cities of the elegant and sophisticated Etruscan civilisation. In the intellectual darkness of the times, the Etruscans shine with cultural, religious and industrious prominence which can only be matched by the old and highly-respected Greek city states. Being in a league of their own, the Etruscan cities did not want to cooperate together to fight the expansion of the Romans not giving to them much importance at that time. Located comfortably at the centre of Etruscan territory, Tarchuna benefited from good trade relations with her neighbours and, traditionally, relied on her own military strength for safety.  Moreover the city had an incredible Harbour which permitted incredibly wealthy commerce with all the Mediterranean civilizations and the eastern world.

Her ambitions were to maintain the favourable status quo in the region – one which predominantly benefited its own people. Rome was growing powerful and menacing to the south; the insurgent Gauls were becoming more numerous by the day, occupying lands to the north and east. Control of the sea is claimed by both the Greeks and Carthaginians. However it was not easy for the Romans to get all the territories and only after many difficult battles and fights became a roman colony.

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Numerous Roman religious rites and ceremonies derived from the Etruscan Tarchuna and, even in imperial times a collegium of 60 haruspices (predicting the events) continued to exist. The city when Rome began its expansion

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The Ara of the Queen (Ara della Regina) about IV b.C. is the site of the huge temple of which today is visible only the basement, since many of them were made of wood which deteriorated rapidly. The two winged horses found in here are now in the National Museum in Tarquinia. I can of course see many similarities with the ancient Greek temples in Sicily, Te Magna Grecia (Selinunte or Agrigento) which where build in the same visible and on top of Hills as this one. Too bad the entire area is quite abandoned and even if many new archaeological excavations during the summer are going on, nothing of it is known or shown for the passionate people like me! At least I managed to talke some beautiful pics of this pavement which shows the flowers of life also very much utilized by the Templars in their churches and sites. The feelings of this place are wonderful and if visiting Rome you should come to Tarquinia and visit the acropolis and the amazing necropolis with the marvelous painted walls.

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In front of the temple, there was the heart of the city with one of its northern ancient entrances and on a hill further on the sacred area in where there is this votive well (shown in the short video below).

Una passeggiata nell’acropoli dimenticata della affascinante e ricca Tarkna la grande rivale della Roma monarchica!

Un pomeriggio diverso, lontano dal caos della città e dei famigerati centri commerciali che non ci fanno arricchire di belle esperienze ma, al contrario ci inaridiscono dato che ci allontanano sempre di più dall’abitudine che si usava prima di fare delle simpatiche passeggiate all’aria aperta. Così si sfruttava la luce del sole e non ci si chiudeva in posti chiusi con orribili luci artificiali. Ma visto che mi leggete siete degli appassionati di queste cose e quindi vado oltre!

Il luogo è fantastico, specialmente per il fatto che si trova piuttosto vicino a Roma. Se venite sall’Aurelia dovete girare al bivio di Monte Romano e quando incrociate l’acquedotto dovete girare a sinistra sino al parcheggio dell’area archeologica. Mentre dalla Cassia superata Vetralla girate a sinistra verso Monte Romano e vi trovate il bivio a destra. Dalla foto si vede l’acquedotto che è riconoscibile facilmente.

Dopo essere passati dall’acropoli sarebbe il Top andare a visitare la necropoli che possiede delle tombe dipinte meravigliose. Io oggi mi sono soffermata sull’acropoli. La città di Tarkna era situata a circa 10 km dal l’importante porto di Gravisca nodo commerciale di notevole interesse che rendeva la città una delle più ricche dell’impero etrusco. La città comunque era collegata al mare dall’emissario del lago di Bolsena il Marta che all’epoca permetteva di trasportare le merci fino in città.

Purtroppo l’area è abbastanza abbandonata, ed anche poco visitata. Visto che di sabato pomeriggio a parte alcuni cercatori di funghi ero l’unica interessata agli etruschi! se pensiamo che Tarquinia è stata una delle più ricche città etrusche è un peccato che è così poco visitata.

L’ara della Regina è la zona più alta della città. In questo tempio risalente al IV secolo a.C. sono stati trovati i famosi cavalli alati che ora si trovano al Museo Nazionale di Tarquinia. La zona è imponente e del tempio restano solo le fondamenta in blocchi di roccia massicci. Sulla parte posteriore passa la strada antica di cui si vede una piccola parte. Come si vede dalle fotografie. Si può solo immaginare l’impotenza del tempio che come posizione dominante assomiglia molto a quelli visti a Selinunte nella Magna Grecia. Ma del resto anche loro avevano grosse influenze e scambi sia Greci che da parte degli Egizi.

Camminando più a nord vi è l’abitato di cui si può vedere solo una piccola parte.

Vi sono degli scavi in corso ma ovviamente praticamente nulla è visibile né vi è possibilità di avere conoscenza di nuove scoperte.

Nella zona sacra inoltre è stato trovato un pozzo votivo di cui allego un piccolo video.

La passeggiata è comunque fantastica, e vi consiglio di respirare l’aria di quel luogo dove si percepisce storia in ogni scorcio!

Un giro in bici da paura: il Lacus Ciminius ed il fantasma di Cibilla Octavia visibile solo nelle notti di luna piena!

Il lago di Vico o Ciminius è una zona dalle caratteristiche naturali fantastiche. La sua posizione di 507 metri di altitudine lo rende il lago più alto d’Europa ma, non solo. Il lago ha praticamente una storia millenaria tanto che la leggenda vuole che sia stato creato dal semidio Ercole che recatosi in questa selva in cerca delle ninfe Melissa ed Amaltea venne osservato dalla gente del posto per la sua prestanza fisica e gli venne chiesto di dare una dimostrazione della sua forza. Egli forse infastidito dalla loro licenziosità, scagliò la sua clava con tutta la sua forza, conficcandola nel terreno. Poi con tono altezzoso invitò i presenti ad estrarla dal posto dove si era conficcata. Uomini di ogni fattezza, gagliardi, muscolosi e presuntuosi cercarono invano ma tutti fallirono. Alla sera stanco di aspettare il figlio di Zeus decise di scendere e strappò con forza la clava del terreno, sotto le urla e l’eccitazione della gente presente ma, poco dopo dal foro dove poco prima era conficcata la clava sorgò così tanta acqua che in poco tempo inondò i prati circostanti sino a creare quello che oggi conosciamo come il bellissimo Lago di Vico.

Il lago in autunno è la meta ideale nelle giornate di sole come questa in foto per fare una escursione naturale e godersi la natura rigogliosa che offre questa parte della Tuscia Viterbese. Essendo il giro completo del lago solamente 21 km è anche possibile fare una bella passeggiata a piedi. La parte meno transitata dalle autovetture è quella dalla spiaggia della Bella Venere sino all’imbocco della strada che sale in cima a Monte Fogliano verso S. Martino al Cimino.

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Questa è una area archeologica etrusco-romana molto interessante: passava qui sul versante di Sutri l’antica Cassia e proprio a Vetralla era situato il Forum Cassii di cui si hanno tante indicazioni ma di cui realmente non è stato scavato quasi nulla. La zona si presta a tante leggende e quella di Cibilla potrebbe essere una delle tante. La presenza di una donna che in vesti bianche con un panneggio antico è visibile solo nelle notti di luna piena. In questi giorni di cielo sereno e luna piena, andrò alla ricerca di questa presenza e vi racconterò cosa sarò riuscita a vedere! E visto che la festa di Halloween si avvicina io mi preparo a qualcosa di terribilmente pauroso!

Acque antiche e purificatrici: un giro in bici tra le terme sconosciute del Lazio settentrionale!

Questa della Tuscia cioè il territorio attorno a Viterbo, oltre ad essere stata una zona abitata dagli etruschi e poi roccaforte romana, è un luogo di vulcani scomparsi ed implosi che hanno formato una serie di meravigliosi laghi e che proprio per il magma situato in profondità è piena di emergenze termali. Alcune conosciute ed utilizzate da molti come ad esempio le Terme dei Papi, altre completamente abbandonate e che ne sono venuta a conoscenza solo attraverso le mie avventure in mountain-bike che mi hanno permesso di scoprire dei luoghi meravigliosi!

Questa è una piscina ormai nascosta dalla vegetazione utilizzata solamente da chi vive attorno a Viterbo. Mi hanno ovviamente consigliato essendo in piena campagna di fare il bagno solo di giorno per evitare i soliti briganti che ancora purtroppo imperversano come nel Medioevo qui attorno.

Questo è una delle eredità meravigliose che ci hanno lasciato gli etruschi e i miei amati antichi romani! Grazie!

S. Mamiliano ed il tesoro perduto dell’isola di Montecristo: una avventura in mountain-bike tra Lazio e Toscana!

Questo è il racconto di una avventura che è il risultato di varie ricerche effettuate su testi che poi ho tradotto in un bel giro in mountain-bike (che può essere effettuato nuovamente con me come guida) in una bellissima giornata di sole e caldo, come solo gli autunni italiani ci possono regalare!

Prima di passare al racconto del percorso, farei un piccolo passo indietro per darvi un breve accenno di come è partita la mia idea della ricerca di questo tesoro che solo in parte è stato ritrovato!

Tra l’arcipelago toscano ed il continente questo culto ha basi incerte, si deduce da scritti che fosse fuggito dalla Tunisia con alcuni compagni deportati in Africa e che dopo varie vicessitudini fosse riuscito ad approdare sull’isola deserta di Monte Giove che a seguito della sua permanenza venne denominata Montecristo (Mons Christi). Visse infine da eremita sino al 19 ottobre del 460. La fama di intensa vita spirituale e di semplicità di cui godevano i monaci di Montecristo, attrasse molti nobili e ricchi signori, i quali contribuirono attraverso donazioni e lasciti a dotare il Monastero di una floridezza finanziaria talmente consistente da alimentare la cupidigia di molti.

Cosimo I dei Medici scriveva a Simone Rosselmini il giorno 3 luglio 1549: “Quanto al tesoro di Montecristo, poiché Dragut è venuto, conviene attendere ad altro e però differite ad andar là a miglior tempo ed intanto mandate la copia di quella scrittura se la poteste avere…”.

La leggenda è ulteriormente sostenuta da una circostanza avvenuta nell’aprile 1574 quando, quattro galere della Sacra Religione di Santo Stefano in ricognizione nelle acque dell’arcipelago, comunicano: “Alle 6 ore partimmo e tornammo a Castiglione a ore 2. La sera all’Ave Maria partimmo verso il Monte Argentario et a 5 ore di notte si arrivò alle Cannelle. Alle sei ore partimmo e andammo alla Diana e poi a S. Stefano. La mattina del 7 uscimmo fuori allargandosi forse un miglio per vedere se si scopriva la fregata stata mandata il giorno innanzi a Giannutri per fare la scoperta la quale tornò poi doppo desinare senza aver scorto niente…fra le 7 et 8 ore di notte arrivammo a Monte Cristo dove si trovò due sacchi alla riva del mare et in mare delle robbe turchesche et si vide delli zecchini et dell’anelli et verghette d’oro in borse che bisogna o che sia andato attraverso qualche vascello turchesco o che per fortuna abbi buttato la roba in mare e si viddero due Turchi sotterrati et pezzi di tavole di poppa di galotte…”.

Sembra che nel 1613 anche i Principi Appiani di Piombino avessero fatto vana ricerca del tesoro, facendo sì che il mito si perpetrasse per secoli. Un monaco pisano scrisse nel 1670: “circa al 17 nel mese di aprile si partirono dalla Corsica circa a quindici in una gondola per aver trovato un di loro un libro quale significava che sotto l’altare vi era un tesoro di inestimabile valore; dove arrivando sani e salvi per opera di alcuni Franzesi doppo il lavoro di quindici giorni e quindici notti trovarono alcuni pignatti e vasi pieni di cenere e furono necessati tralasciare l’opera apparendoli alcune figure di Zanni (spettri)…”.

Ma questa ormai è leggenda, e la verità? Cosa è veramente successo a questo tesoro?

Poi la scoperta ! Nel 2004 a Sovana, sotto il pavimento della chiesa vennero individuate alcune sepolture di età rinascimentale, scavando ancora più in basso vennero alla luce i resti di un edificio termale di epoca romana, ma con grande sorpresa, ancora più in profondità, venne trovato un recipiente in ceramica contenente 498 monete d’oro. Per la precisione si trattava di solidi aurei del V secolo, coniati sotto Leone I e Antemio, per la maggior parte provenienti dalla zecca di Costantinopoli. Il solido aureo circolò nell’impero bizantino tra il IV ed il X secolo, la scoperta è decisamente importante sia per numero di pezzi che per numero di imperatori rappresentati sulle monete.

Ulteriore fascino sul ritrovamento è dovuto alla tesi di alcuni studiosi secondo i quali il tesoro di Sovana coincide probabilmente con il tesoro di Montecristo di cui se ne cercava traccia da centinaia di anni! La scoperta del 2004 ha dimostrato la parziale verità della leggenda: il tesoro era effettivamente nascosto nella chiesa di San Mamiliano, non in quella di Montecristo dove si è cercato per centinaia di anni, ma in quella di Sovana.

Il Tesoro di Sovana è esposto nello stesso luogo che per 1500 anni lo ha custodito ed in cui è stato rinvenuto, luogo che è divenuto il museo di San Mamiliano situato nella piazza del Pretorio a Sovana.

Da questa scoperta parte la mia idea di una bella avventura in bici per cercare di vedere questi luoghi meravigliosi unendo il mistero di questo tesoro con la bellezza dell’allenamento nella campagna etrusca tra Lazio e Toscana.

Ho deciso, dopo aver visto il percorso sulle mappe di Google che era cosa saggia partire da Marta vicino al lago di Bolsena.

Quindi sono passata in un sentiero sterrato che costeggia il lago e come si vede dalla foto veramente magnifico!

Poi si sale sino al bivio con Latera, dove si continua fino a Pitigliano con un borgo storico meraviglioso.

Da Pitigliano ho finalmente raggiunto Sovana un piccolo borgo con una storia millenaria e stupendo. Consiglio di visitarlo in autunno o primavera perché credo che in estate, trovandosi all’interno sarà sicuramente molto caldo!

Lì il piccolo museo del tesoro che vale la pena di venire a vedere. Molto di quello che è stato trovato è a Firenze e ovviamente non c’è più traccia dei gioielli di cui parlavano i vascelli! Ma non demordo magari riuscirò a trovare anche quelli, un giorno!

Qui di seguito qualche foto delle stupende monete d’oro!

Se decidete di fare questo giro fatemelo sapere, che magari vi posso essere di aiuto!

L’antico cunicolo etrusco Olmetti a Formello è una straordinaria e magica avventura da non perdere!

verso la fine dell’Ottocento così riportava nel suo libro “Profili Storici di Formello il Funzionario pubblico all’epoca studioso del territorio”: …L’etimologia di Formello pare che possa dedursi dalli molti formali o cunicoli sotterranei che si nascondono sottoterra o si vedono tuttora sparsi per il territorio, alcuni dei quali pare che siano naturali, ma altri si capisce benissimo che siano artefatti”.

Un’altra citazione ancora più antica venne fatta dallo storico Famiano Nardini, vissuto nel Seicento, sul paesaggio formellese: “….inoltre è meraviglioso lo spazio ch’e’ tra Formello e l’Isola, quasi tutto pensile per li tanti cunicoli ch’egli ha sotto. Molti rivi v’hanno longhi transiti sottoterra, opere meravigliose delle quali forse acquistò il nome di Formello”.

Formello è il borgo dei formali. La roccia scavata è piena di opere di ingegneria estrema risalente al tempo degli etruschi. Il territorio infatti confina con l’area archeologica dell’antica ed importate sito di Veio, il quale è un sito eccezionale dal punto di vista ipogeo. Gli studi fatti dalla British School e da molti altri esperti, hanno rilevato circa 50 km di cunicoli di questo tipo di opere sia per la regimentazione delle acque che per il drenaggio di un territorio mosso e collinoso.

Uno di questi, il più affascinante e nel quale siamo riusciti ad avventurarci per un lungo tratto, è il Cunicolo Olmetti che fa parte di questo enorme sistema di condotti idraulici di epoca etrusca realizzati in tutto l’Agro Veientano. Pensate che questo condotto funziona ancora oggi e garantisce una notevole portata d’acqua per tutto l’anno.

https://www.youtube.com/watch?v=xxV6UdQFT5o

La sua lunghezza a sezione rettangolare con volta di forma ogivale è di circa 4 km. Il cunicolo che ha inizio a nord di Formello in località Monte Massaruccio e dopo aver attraversato l’intero territorio di Formello sfocia con una cascata di altezza calcolata intorno ai 4 metri all’interno di un altro fosso per poi unirsi al Cremera, il sacro fiume degli etruschi di Veio situato più a valle.

https://www.youtube.com/watch?v=yrvYKoJAcb0

Tale sistema idraulico è posizionato sul territorio formellese in località La Selvotta. È suggestiva ed emozionante la presenza di uno stagno che durante l’inverno a causa delle forti oscillazioni climatiche cambia colore acquisendo un colorito roseo e spesso violaceo. Tutto ciò dovuto alla presenza di una piantina acquatica facente parte della famiglia delle Azolla.

La località è facilmente raggiungibile da Via di Santa Cornelia seguendo le indicazioni per il Parco naturale La Selvotta Onlus che si trova in Via della Selvotta 19/a. Inoltre se siete interessati alla fantastica avventura è possibile essere accompagnati dal bravissimo esperto del territorio Francesco Braghetta contattandolo anche attraverso Facebook oppure attraverso questo sito! Una avventura imperdibile!

Photo Credit: gentilmente concesse da Francesco Braghetta, Maurizio Pennacchio e Le Formelle di Formello.

Il culto del Mitraismo e Sol Invictus un mistero con tante analogie…

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Gli antichi romani erano i padroni del mondo antico fino alla caduta del loro impero sia di Occidente che di Oriente e con loro alcuni culti pagani che molto hanno di simile al nostro culto cattolico. Coincidenze? Che forse il culto Mitraico e del Sol Invictus era un rivale da eliminare e dimenticare per sempre? Perché?

Alcune di queste domande non hanno risposta ma, a noi che piace comunque analizzare e non fermarci alla prima impressione di certo qualche dubbio ci fa salire. Vi spiego: in inglese Sunday cioè Sun day (Deis Solis) in italiano il giorno del sole. Era per i seguaci un giorno sacro in cui riposare e non lavorare da dedicare al culto sacro. I sacerdoti di Mitra erano conosciuti come Padri e l’iniziazione o battesimo che ti apriva le porte dei misteri mitraici veniva effettuata con un bagno in acqua fredda e marcata con una croce sulla fronte simbolo di una unione con l’universo.

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Mitra nasce il 25 dicembre dalla Regina del Cielo ed era considerato il mediatore tra gli Dei e l’uomo. Quindi tra il mondo divino e quello terreno.

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La tauromachia era il sacrificio che veniva effettuata nei mitrei ed aveva il significato della vittoria del male sul bene. Il toro veniva immolato per salvare il mondo. Stesso significato con animale differente veniva effettuato dai cristiani (agnello) che toglieva tutti i peccati del mondo. Diciamo che indica la stessa cosa.

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sulla foto sopra una tauromachia con Mitra che viene aiutato dal cane, dal serpente e dallo scorpione. e sopra in alto a sinistra il Sol Invictus. Domanda: quel Sol se fosse donna a chi potrebbe assomigliare? Riprendere culti passati pagani di tale importanza per confermare cosa? Molti aspetti dei rituali di questo culto sono stati assorbiti dall’Ordine dei Templari smantellato perché considerato eretico, ma per molti mai morto… Chissà

 

 

 

 

 

 

La Commanderia Templare di Castel dell’Araldo e la simbologia numerica esoterica dei Cavalieri!

Questi Cavalieri erano iniziati all’Ordine e legati in modo indissolubile ad una numerologia numerica esoterica. Scopriamo qualcosa in merito a tutto questo. Il testo della Kabbalah è probabilmente una delle fonti principale dalle quali veniva attinto questo simbolismo di numeri legati alle lettere. In questo testo ogni lettera possiede un valore numerico. Gli adepti iniziati  attraverso questo testo sacro, potevano probabilmente comprendere i messaggi nascosti delle parole e di conseguenza avvicinarsi alla conoscenza della parola divina.

Vi sono alcuni numeri che dopo attenta osservazione ricorrono in modo particolare. Il numero 3 (la triade cattolica, tre erano le Provincie Templari di Oriente, Gerusalemme, Tripoli ed Antiochia) e nella Kabbalah indica la conoscenza e mi chiedo di cosa?

Il numero 9 (nove erano le Provincie Templari in Occidente, rappresenta la triplice triade e cioè il tutto, è un numero celestiale ed angelico).

Il numero 12 (12 erano i discepoli di Gesù, le porte della città celeste, i pani presenti sulla tavola del Tempio e rappresentavano i mesi dell’anno, le pietre preziose sul petto di Aronne, le tribù di Israele, i figli di Giacobbe inoltre Re Artù aveva accanto a se 12 cavalieri della Tavola Rotonda e Carlo Magno era aiutato da 12 Pari) strano no?

Il numero 10 ( i Comandamenti, i nomi di Dio, nel Tempio di Salomone vi erano 10 tavoli e 10 candelabri, i cherubini sono alti 10 spanne, 10 erano i leviti che officiavano davanti all’Arca Santa). Una conoscenza molto profonda del mondo riportata da questa simbologia e da un Ordine di iniziati…che dire…a voi l’ardua sentenza!

Prossimo sapere al prossimo sito Templare, per ora vi presento questo!

Continuando i miei giri in bici nella Tuscia raggiungo il Comune di Marta, una bella cittadina sul lago di Bolsena, in Provincia di Viterbo. Un bivio a sinistra mi porta sulla strada che raggiunge Tuscania e dopo circa 3 km, vi è un bel sito Templare del quale purtroppo rimangono le mura di cinta del castello e la chiesetta di campagna restaurata da poco. Per poterla vedere come tutti i luoghi da me scoperti e nascosti bisogna lasciare la macchina e percorrere uno stretto sentiero sterrato. Il sito è spesso chiuso al pubblico e prima di poterlo visitare, bisogna informarsi in merito alla sua apertura. Buona passeggiata!