Don Shanahan and his first ever Triathlon in USA

bass lake triathlon

In my archeological research on the beginning of triathlon I went back in time to the story of Dan Shanahan that is really fantastic: “The race that we wanted to organize had to be held late in the summer to allow enough time for publicity. We chose Wednesday, September 25, 1974 as our date, there being no available weekend time slots on the calendar. Our brief notice in the September Issue of the San Diego Track Club Newsletter read as follows:Run, Cycle, Swim: Triathlon for the 25th. It seems strange to me now that we thought it necessary to include the sentence about bringing bikes. I think someone must have asked me if they’d be provided. I haven’t been able to find any record of the entry fee, but I think it was one dollar. One minor, but memorable experience I had was when I ordered the award trophies. The trophy maker called and asked how to spell TRIATHLON. He hadn’t found it in any dictionary. I thought, Well, if it’s not in any dictionary, the word must not exist. It’s up to me how to spell it. Given the spellings PENTATHLON, HEPTATHLON, and DECATHLON, I guess there wasn’t really much choice, but it seemed like a lot of power at the time. Our main concern was having enough entrants to make the event credible. I was afraid the inclusion of a bike leg might cut down on the field to the degree that no one would take the race seriously. I drew up a map of the course and took it around to several of the track club events and tried to encourage the athletes to try something new. At one of these I ran into Bill Phillips, a previous winner of the Dave Pain Biathlon. It took very little encouragement to get a commitment from him. Donna Gookin, who directed a running group at the time, said she’d bring her entire group to the race and have as many as were willing enter it. I prevailed on my surfing son Bill Swanson and two of his friends, Joel Rear and Rick Terrazis, to life guard along with Jeannie Lenheart, whom I knew from work. The winner was expected to finish under an hour, but some competitors could take twice that long. Darkness could conceivably be a problem, so we arranged for a few cars to have their headlights directed on the last, short swimming segment. On race day 46 eager contenders toed the line. This significantly exceeded our expectations for a never before staged race being held on a weekday evening. My recollections of the race are fuzzy after 24 years. I don’t recall the first run at all, but remember a little about the second leg. Most of the bikes I saw were beach cruisers and three speeds. While I was riding a primitive 10 speed Volkscycle. On the second biking loop, I passed a young lady on a beach cruiser, still on her first time around. I later learned her name was Barbara Stalder. As I went by I remember thinking, Darkness is going to be a problem. I dismounted my bike and tried to run, my legs felt like they didn’t belong to my body. I let out a moan of anguish and remember someone yelling to me. Now after 42 years I know that I changed the world. The race entered in the history. Somehow I did manage to get my legs working again and picked up several places on the swim. After finishing in sixth place, I started helping around and sure enough, it was well after dark when the last of the triathletes made their way across the finish line.”

A story of Dan Shanahan

Nella mia continua ricerca archeologica sulla nascita del triathlon sono andata indietro nel tempo sino a trovare quello che racconta Don Shanahan: “nessuno di noi aveva mai fatto una gara di questo tipo, avevamo inventato questa strana sequenza ed avevamo deciso di fare una gara alla fine dell’estate del 1974 per poter avere tempo di pubblicizzarlo. Alla fine la data era stata decisa, e sulla newsletter della società di atletica di San Diego lo avevamo pubblicizzato in questo modo: Corsa, Bici, Nuoto vieni a fare TRIATHLON il 25. Avevo anche specificato che ognuno di loro si sarebbe dovuto portare la propria bici. Questa era la cosa più strana da far capire a tutti! Non ho trovato più nulla a confermare che l’iscrizione che avevamo richiesto era di un dollaro. Avevo anche fatto creare un trofeo per il vincitore e la cosa buffa era che quando ho dovuto fargli scrivere sulla targa la parola “triathlon” non esisteva sul dizionario e lui non voleva scriverlo, ho dovuto spiegargli che il fatto che non esistesse sul dizionario non significava che la parola non esistesse. Gli diedi lo spelling prendendo spunto dalle parole PENTATHLON, HEPTATHLON e DECATHLON non avevo grande scelta del resto all’epoca. la cosa importante era di avere abbastanza partecipanti da poter rendere l’evento credibile ed avevo paura che inserendo la bici nessuno avrebbe preso la gara sul serio. Poi creai la mappa dei percorsi e cercai di convincere gli atleti dei vari club di atletica a partecipare. Una mia amica che si chiamava Donna Gookin che era il presidente di una grossa società di atletica la quale mi disse che avrebbe portato tutti i suoi associati. Mentre il vincitore della gara di Biathlon “Dave Pain” che si chiamava Bill Phillips mi aveva preso per matto. Poi chiesi ai miei amici surfisti di farmi assistenza in acqua per evitare qualsiasi problema. Il vincitore avrebbe tagliato il traguardo in meno di una ora mentre il resto avrebbe sicuramente terminato anche nel doppio del tempo. Il buio poteva essere un problema per il nuoto, e quindi utilizzammo i fari di alcuni veicoli per illuminare il segmento finale del nuoto per aiutare coloro che avrebbero nuotato al buio. Alla fine, al nostro evento parteciparono 46 atleti, molti di più di quelli che ci aspettavamo, anche perchè l’evento era organizzato durante un giorno lavorativo. I ricordi sono piuttosto sbiaditi di quel pomeriggio di 42 anni fa e non mi ricordo molto della mia frazione di corsa, mentre mi ricordo abbastanza bene la frazione di bici. La maggior parte delle biciclette usate erano delle vecchie Beach Cruiser a tre velocità mentre io stavo pedalando con una antica bici Volks a dieci velocità. Al secondo giro sono riuscito anche a superare una ragazza che stava ancora affrontando il primo giro e che si chiamava Barbara Stalder, mentre pedalavo mi dicevo vedrai che il buio per il nuoto finale sarà quasi sicuramente un problema. Quando scesi dalla mia bici e cominciai a correre era come se le mie gambe non appartenessero al mio corpo! Oggi dopo 42 anni ho avuto la certezza che con quell’evento ho cambiato il mondo e la gara è entrata nella storia. Comunque in qualche modo sono riuscito a far lavorare le mie gambe e durante la frazione di nuoto riuscii anche a superare delle persone. Alla fine sono riuscito a tagliare il traguardo sesto e subito mi sono messo ad aiutare attorno all’arrivo. E mi ricordo bene che alla fine era veramente proprio buio quando tagliarono il traguardo gli ultimi triathleti.”

A story of Dan Shanahan

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3lifeblog

Former National Triathlon athlete, now ancient and forgotten sites hunter, mountain biker and open waters swimmer. Love ancient Romans and Etruscan civilizations. Follow my discoveries!

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