The Transition Area of the old Triathlon times

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The Transition Areas of the “old” triathlons was not so good as the ones that you have now in your modern triathlons. Specific distances among the bikes, carpets, and all the other things with which the area is prepared were not something we were used to. Our Transition Areas were open to all kinds of personal creativity. The popular towels that somebody is still using today are something coming from our past times. At the beginning they were of course very useful because, when we came out of the water, we reached the area and utilized our big towels to clean our feet, to dry ourselves and get ready for the bike course. We did use so much talcum powder and vaseline that you cannot even imagine! we have put it almost everywhere! On the saddle, in the bikeshoes, on our thighs, legs and even on our face. As I told you the active imagination was the most important aspect of everything. I still remember a very known triathlete that before a race decided to leave his helmet on the beach to do a faster transition. Not to say the fact that we did not have the bike clips but the old pedals that in case of a bike crash were terrible since you were blocked with your bike and you could get injured and at the same time destroy your bike. Another very funny thing was that after the swim most of the men triathletes did get naked to put on their bike shorts, and all this in front of all the people that were there for the event!

There were no energetic or protein bars so we only had bananas and food. Since it was considered a no-limit kind of sport, we were told to eat a lot of things during the competition to be able to finish it. There was still the legend of “the more you eat the more you go faster”. If you did not eat we were reprimanded by the old marathon-triathletes that told us that our performance could have been a lot better with a good panino with jam while biking!

To continue on the Transition Area, I forgot to tell you that we used to put on every kind of clothing before getting on the bike: T-shirts, jackets, sweaters, bike gloves, socks etc. Two things have to be said about the helmets that, at the beginning of my sport career were not the rigid ones as you are used to, but the ones used during the 70′ and the 80′. They were not like the ones you have, nice modern triathletes, that are aerodinamic and fully colored. Our helmets were terribly sad. I had a black and red helmet of that kind that was really terrible! Not to say the racesuit, in fact if you don’t know we did use old racesuits that were the ones used for cyclism and we tried to reuse them for the triathlon races. Because we had understood that it was important to use something for the entire competition. The cloth of it was lightly elastic and the letters attached were of fleece with a bike pad that you usually utilize for training. And, obvioulsy, as soon as you got in the water it became as heavy as lead and, it was almost impossible to swim and even worst to float with it. However it seems impossible but it was so cool for us at that time! I had used it at my first triathlon in Sicily in 1986 where some international triathletes came to race together with other French triathletes of the national team of that time and, they seemed to me as aliens because they were so strong!

La zona di transizione degli “antichi” triathlon non era purtroppo così definita come le vostre belle zone cambio moderne. Distanze specifiche tra le biciclette, moquette, compensazione e varie. Le nostre zone cambio erano spesso aperte alla creatività personale. I famosi asciugamani che qualcuno ancora utilizza sono reminiscenze di tempi passati di quando erano necessari perché arrivando dal nuoto con i piedi pieni di sabbia usavi il tuo lenzuolo-asciugamano e ti preparavi per fare il cambio e salire in bici. Noi usavamo quantità di borotalco e vasellina industriali, lo mettevamo ovunque. Sul sellino, negli scarpini da bici, tra le cosce, c’era pure chi lo metteva sul viso. Dicevo la fantasia era la padrona, mi ricordo ancora una gara nella quale un famoso triathleta aveva lasciato il casco all’uscita del nuoto, sulla spiaggia per poter effettuare un più rapido cambio. Per non parlare del fatto che noi non avevamo gli attacchi tipo look che avete ora, noi avevamo le gabbiette che durante le cadute erano veramente micidiali perché rimanevi bloccato nella bicicletta e quindi nella caduta formavi un pezzo unico, rotolavi e ti distruggevi tanto quanto il mezzo meccanico!

Altra cosa bellissima erano gli spogliarelli fatti in diretta mentre gli spettatori osservavano la gara! I triathleti uomini in particolare per mettersi gli short da bici si mettevano letteralmente a chiappe di fuori!

Non esistevano barrette energetiche e quindi banane e cibo a volontà e, visto che era considerato uno sport estremo, dicevano che dovevamo mangiare in gara per poterla finire. C’era ancora il mito del più mangi più vai forte! Anzi se non mangiavi gli anziani triathleti-maratoneti ti redarguivano e ti assicuravano che la prestazione sarebbe stata migliore se avessi aggiunto un bel panino mentre pedalavi, magari con la marmellata!

Per continuare con la zona cambio mi ero dimenticata di dire che noi ci mettevamo di tutto: magliette, giacche, felpe, guantini, calzini, calzettoni, ecc. Due righe però le voglio spendere sui caschi, i quali all’inizio della mia carriera erano quelli morbidi, per capirci quelli che si usavano negli anni 70’ e che sono stati utilizzati sino alla fine degli anni 80’. Non erano come quelli che avete voi ora bei triathleti moderni aerodinamici e colorati, i nostri erano terribili e pure molto tristi. Io all’inizio avevo un casco morbido tutto nero con la striscia rossa al centro che era brutto e non si poteva proprio vedere! Per non parlare del mio body da gara, infatti se non lo sapete anche noi usavamo noi il body che ovviamente non era creato esclusivamente per il triathlon ma era quello che si usava per il ciclismo e noi lo avevamo adottato in gara perché anche se primitivi avevamo intuito l’importanza di un indumento da usare per tutta la gara. Il tessuto era quello appena elasticizzato, di stoffa con le scritte quelle antiche tipo felpate e con il fondello da bici normale. Ovviamente al contatto con l’acqua diventava pesante come il piombo ed era praticamente impossibile sia nuotare che quasi stare a galla! E pensare che sembrava così figo all’epoca! Io l’ho utilizzato alla mia prima gara di triathlon in Sicilia a Mondello nel 1986 dove gareggiavano anche alcuni francesi della squadra nazionale che mi sembravano degli extraterrestri per come andavano forte!

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3lifeblog

Former National Triathlon athlete, now ancient and forgotten sites hunter, mountain biker and open waters swimmer. Love ancient Romans and Etruscan civilizations. Follow my discoveries!

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