Alba Fucens un gioiello romano nascosto tra i monti d’Abruzzo

Alba Fucens: an ancient Roman jewel in the mountains of Abruzzo!

Sulla Tiburtina Valeria costruita dal console Marcus Valerius Maximus, a circa una giornata di viaggio (antico) da Roma vi è Alba Fucens che era una bella cittadina di più di 6,000 abitanti che si affacciava sul lago del Fucino. Oggi purtroppo il lago non esiste più perchè è stato incanalato per rendere la piana del Fucino completamente coltivabile, ed anche le temperature sono scese drasticamente se pensate che a causa del repentino cambio di peso del suolo verso il 1915 ci fu nella zona un terremoto terrificante che uccise circa 15,000 persone. La zona anticamente era piena di olivi, da questo deduco che il clima era molto mite rispetto al presente.

On the Tiburtina Valeria road that was built by the consul Marcus Valerius Maximus around 286 B.C. and reached Ostia Aterni the modern Pescara on the Adriatic Sea, at about a day travel (ancient time) from Rome, there is the castrum of Alba Fucens a beautiful town of more than 6,000 people on the Fucino lake. Altough today the lake does not exist anymore, because it has been channeled to let the fertile soils be entirely cultivated and for this reason the temperatures of the site have probably reduced drastically since then. Because of the different weights due to waters the lake, around 1915, when it was completely drained, there had been a terrible earthquake in which about 15,000 people died. The site was in fact entirely cultivated with olives and wine and, this meant that the weather was definitely cooler than it is now.

La città era situata all’intersezione dei territori abitati dai Marsi e dagli Equi, fu a lungo contesa fra i due popoli. Divenne colonia romana nel 303 a.c., ma solo successivamente le fu attribuito lo stato di municipio.
Sempre alleata di Roma, la difese contro Annibale nella seconda Guerra punica e le rimase fedele anche durante la Guerra Sociale. Per aver preso le parti di Mario contro Silla, il suo territorio fu lottizzato (centuriazione), e dato ai veterani dei luogotenenti di Silla. Coinvolta nella guerra tra Pompeo e Cesare, la città divenne roccaforte degli anticesariani comandati da Domizio Enobarbo che più tardi si arrese a Cesare.
In età imperiale fu luogo ricco e prospero come testimoniano i resti archeologici, tra cui un imponente anfiteatro voluto dal prefetto Macrone. Quest’ultimo, condannato da Caligola, per evitare la confisca dei beni decise di suicidarsi, ma prima, per lascito testamentario, fece costruire l’anfiteatro ad Alba Fucens, sua città natale.

The town was located in the lands of the Mars and Equii, who inhabited the region long before the Romans. And became a Roman colony in 303 B.C. However only long after considered a Roman municipality. It was a loyal ally of Rome, defending the capital against Hannibal in the second Punic War and during the internal civil wars between 88 and 87 B.C. which eventually led to the dissolution of the Roman Republic. Since it was in favour of Gaius Marius against Sulla, its territory was lotted (centuriatio) and given to the veterans and lieutants of Sulla. Involved in the war between Julius Caesar and Gnaeus Pompeius Magnus the town became a stronghold against caesareans controlled by the consul Gnaeus Domitius Ahenobarbus who later surrendered to Julius Caesar.

During the Imperial times it was a rich and prosperous as the archaeological remains of the site reveal, among which an immensely beautiful amphiteather built by the prefect Macronus. The history told us that he was condemned by Caligula and before he could confiscate all his properties he made will to built the amphitheater in his natal town, Alba Fucens.

 

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Tra le rovine di Alba Fucens riportate alla luce si possono ammirare il macellum o mercato, le terme, ricche di mosaici con raffigurazioni marine, i bagni, maschili e femminili, e il sacello di Ercole.

In the site we can see the macellum, the market and the thermal baths which are rich of mosaics with marine representations and the sacellum of Hercules.

Strutturata come un tipico forte romano, la città si sviluppa lungo una griglia di cardi e decumani. Percorrendo il decumano massimo (Via del Miliario), è possibile visitare i resti di un’antica domus romana divisa in vani con i caratteristici mosaici, i muri a secco, gli spazi votivi, e passeggiare fra le colonne del peristilio rialzate dagli archeologici. Di particolare fattura la pietra miliare raffigurante un combattimento di gladiatori con un’iscrizione dedicata all’imperatore Magnenzio che indica la distanza da Roma (68 miglia romane). All’opposto, lungo la via cosiddetta dei Pilastri, si trovano le taberne con i pavimenti originari, le condutture di piombo dei lavandini e i banconi per la mescita.

The town was structured as a typical Roman castrum and developed along the Cardo and Decumano, which was a distinctive perpendicular shape of two streets crossing each other. In the principal decumano, one can see the remains of an ancient Roman domus (villa) with rooms decorated with mosaics, votive spaces dedicated honour the Gods and places to walk among the columns of the peristilium. There is a very beautiful milestone in which there is a representation of a gladiators’ fight dedicated to the emperor Magnentius and showed the distance of the town from Rome (68 Roman miles). On the other side, in the Pilasti road, there are the taverns with the original pavements, the Roman lead pipes of the sinks and the counters used to show and sell the goods.

The massive walls of the town are still well preserved and was more than 3km of circumference.

Ben conservate sono le mura ciclopiche a difesa della città che contava quattro porte e si estendava per ben 3 km intorno all’abitato.
I resti del teatro cittadino, situato sul Colle Pettorino, uno dei tre contrafforti naturali del luogo, lasciano immaginare come fosse ricca la vita culturale di Alba Fucens finanziata dai ricchi commercianti dell’epoca.
Tra le rovine di Alba Fucens riportate alla luce si possono ammirare il macellum o mercato, le terme, ricche di mosaici con raffigurazioni marine, i bagni, maschili e femminili, e il sacello di Ercole.
La città sotterranea, esplorata per la prima volta dall’archeologo irlandese Dodwell, rivela un efficiente sistema fognario (la cloaca maxima) in opus poligonale, un esempio unico in tutta Italia ancora oggetto di studio da parte di archeologici e speleologi.

Di particolare interesse è la Chiesa di San Pietro del XII secolo, semidistrutta dal terremoto del 1915. Costruita sul colle più alto, al di sopra di una cripta pagana appartenente al Tempio di Apollo, la chiesa cristiana conserva ancora testimonianze scultoree, come le colonne tortili della parete divisoria (iconostasi), di scuola cosmatesca.
Di gran pregio è l’abside della chiesa che nella parte esterna è decorata da motivi teriomorfi.

Il sito merita una visita ma ovviamente in autunno ed in estate perché essendo in montagna è molto freddo in inverno ed esposto ai venti.

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Due super esploratori in missione speciale a Sutri!

Una mattinanata assieme a due grandi amici per esplorare il Parco Regionale di Sutri con il suo incredibile anfiteatro romano e altrettanto meraviglioso Mitreo!

I due super esploratori in azione e sempre accompagnati dal famoso Basilico!

Grandi avventure assieme a loro ed imperdibili escursioni in tutta la Tuscia!

Dopo aver girato tutta l’area protetta ci siamo salutati perché loro hanno ripreso il cammino verso un altro luogo da esplorare! Buona passeggiata!

Castellum Axia vicino Viterbo un luogo magico da visitare!

Sovr’a’ sepolti le tombe terragne, portan segnato quel ch’elli eran pria

In the rupestrian tombs are engraved the names of the people they were before

(Dante Purgatorio)

Nella campagna vicino Viterbo, è situata la necropoli di Castel D’Asso, come descritto da Cicerone e chiamata la città di Axia, un luogo non molto visitato ma di una bellezza incredibile. Il sito è facilmente raggiungibile: dalla superstrada che collega Orte a Tarquinia prendere l’uscita delle Terme dei Papi e seguire le indicazioni per la necropoli.

Lo stile di questi monumenti, la loro semplicità e grandezza ci ricorda molto quelli egiziani con i quali gli etruschi avevano stretti rapporti commerciali.

In the countryside near Viterbo it is possible to visit (even if it is a quite abandoned site) the Etruscan Necropolis of the ancient Axia as mentioned by Cicero. The place is very easy to be reached, obviously by car exiting from the “superstrada” from Orte to Tarquinia to the “Terme dei Papi” and then following the old signals.

The general style of these monuments, their simplicity, massive grandeur, and strong Egyptian features testify to their strong commercial relationships. Also it is visible in the remarkable plainness of the sarcophagi, and by the archaic character of the rest of their furniture.

Onthe opposite Cliff of the necropolis there was the ancient town, on the intersection of the rio Freddano and the Arcione.

Here, accordingly, beside the numerous remains of the middle ages, to which the castle wholly belongs, may be traced the outline of a town, almost utterly destroyed, indeed, but, on one side, towards the east, retaining a fragment of its walls in several courses of rectangular tufo blocks, uncemented, which have every appearance of an Etruscan origin. The site is worthy of a visit for the fine view it commands of the tomb-hewn cliffs opposite. The extent of the town, which is clearly marked by the nature of the ground, was very small, about half a mile in circuit.

What may have been its ancient name is not easy to determine. By some it has been conjectured to be the Fanum Voltumnae, the shrine of the great goddess of the Etruscans, where the princes of Etruria used to meet in a grand national council. However the Etruscan appellation it is still not known.

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Le tombe sono posizionate sulla parete tufacea situata di fronte al rio Arcione e sono scolpite nella roccia abbastanza simili a quelle che si possono osservare nella necropoli di S.Giuliano di Barbarano Romano ma, la caratteristica principale è nella loro dimensione. Entrando dentro una di queste come si vede dal breve video che ho inserito qui sotto, la cosa che colpisce di più è la quantità di sepolture contenute all’interno. Vale la pena organizzare una passeggiata nella campagna specialmente in autunno o in primavera, mentre eviterei i periodi di grande caldo proprio per la posizione molto assolata del luogo.

Buona passeggiata, ricordate di portare con voi acqua perché non vi sono attorno fonti dalle quali poter prenderne!

La chiesa rupestre di Santa Fortunata i Templari e la fonte miracolosa

Situata proprio in un tratto di campagna di fronte alla Via Francigena nel percorso da Sutri verso Campagnano di Roma di circa 23,8 Km, che tra l’altro sarà da me descritto in uno dei prossimi articoli di questo blog, la chiesa rupestre di Santa Fortunata ha una storia millenaria ed è parte di un altro mistero che avvolge la sua storia. Siamo all’incirca verso l’anno mille, in un momento storico di grande problematiche spirituali, essendo stata predetta la fine catastrofica del mondo al passare del secolo, cosa che fortunatamente come nel 2000 non è avvenuta ma, di sicuro era un momento di grandi cambiamenti e di forti instabilità.

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In un atto del 1023 si scopre l’esistenza di una Sancta Fortunata de Sutrio la cui chiesa aveva anche annesso un monastero benedettino, anche questo completamente dimenticato che era sorto su precedenti sepolture etrusche e, probabilmente, su un preesistente culto arcaico. Il culto arcaico che è uno dei misteri della nostra storia. Trovare la chiesa di Santa Fortunata a Sutri è abbastanza semplice, abbiamo praticamente l’indirizzo e ci si può arrivare perfino comodamente in macchina. E’ in località Pian Porciano, appena fuori porta Romana, poco distante dalla Cassia, ed è all’inizio della Strada dei Creti.

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Bisogna valicare quello che oggi è un torrentello che nel catasto pontifico veniva denominato come Fosso di Monte la Guardia. Una denominazione che ci conferma la sua funzione di controllo. Il corso d’acqua  scorre ancora oggi sebbene in proporzioni più modeste a sud del complesso. Un tempo, avreste dovuto sicuramente pagare un pedaggio per attraversarlo.

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Fonti medioevali attestano che su questo corso d’acqua vi era un mulino, utilizzato dal convento annesso alla chiesa oggetto del nostro viaggio nel tempo. Le stesse fonti parlano di “canapine” installate nei terreni adiacenti alla chiesa, dal che se ne deduce che i monaci coltivavano la canapa per tessere i manufatti di tela ed quant’altro veniva creato con la stessa.

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Si trattava comunque di uno dei guadi protetti dai Cavalieri Templari. La “mansione” sutrina, insieme a quella di Viterbo di Santa Maria in Carbonara era tra le più importanti della zona. Sutri era sosta obbligatoria per i pellegrini o Romei che si recavano a San Pietro e cercavano di girare al largo dalla Selva Cimina, l’orrido bosco che, fin dai tempi degli antichi romani incuteva una misteriosa e atavica paura essendo considerata un bosco impenetrabile.

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Dopo Sutri si raggiungeva come ho detto sopra la valle del Baccano, quindi Campagnano e poi si entrava a Roma.Il toponimo di Monte la Guardia però viene a sostituire uno precedente e molto più antico, quello di Mons Sanctae Fortunatae, il che porterebbe ancora più indietro nel tempo la chiesa di santa Fortunata e il suo monastero. Della chiesa completamente in abbandono come si vede dalla foto resta ben poco così come del resto del monastero e della famosa sorgente miracolosa. Era questa una fonte dove le partorienti si recavano per berne l’acqua,  tradizione che stranamente, è documentata proprio a partire dal periodo intorno della costruzione di questa chiesa e durata fino agli anni ’60.

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La cosa strana è che nessuna fonte ne parla in tutto il periodo precedente come non fosse esistita. Al lato della chiesa diroccata ecco che si apre di fronte a noi, la vera chiesa rupestre di Santa Fortunata, quella che spesso è stata confusa con delle tombe etrusche, e quando si entra  l’oscurità che ci circonda, ci porta indietro nel tempo quando antichi monaci benedettini si aggiravano per questi luoghi con le loro tuniche e i cappucci e, ancor prima, solitari anacoreti raccolti in silenziose preghiere con se stessi. Questo è un luogo arcaico e pieno di energia. Ancora una volta siamo nel grembo delle rocce, fasciati dal buio, ma anche le cose oscure tendono a schiarirsi, è solo questione di tempo, quel tempo che, in definitiva, è lo scopo dei nostri viaggi, quel tempo che anche qui scorre in una dimensione diversa sospesa tra mistica favola e realtà.

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Le analogie con il Mitreo poco distante diventato in seguito la chiesa di Santa Maria del Parto, sono immediatamente evidenti. Ambedue i luoghi di culto sono rupestri, ambedue sono sorti su tombe etrusche scavate nel tufo e molto probabilmente anche Santa Fortunata si innesta su un culto precedente non cristiano. L’oscurità di questo luogo è la caratteristica predominante di questo ambiente, anche a causa della parete ovest, della chiesa rinascimentale che non permette più alla luce di filtrare come un tempo doveva essere. E’ del tutto evidente che dopo la costruzione della chiesa del XV secolo, i locali dove siamo rimasero completamente al buio e di difficile utilizzo a meno di illuminarli con torce e fiaccole.

 

Quando si arriva nell’abside un muro ne sbarra l’entrata ed in altro a destra ancora si percepiscono degli affreschi e si vede il canale di tufo dalla quale sgorgava la fonte utilizzata fino agli anni ’60. Sulla volta si vede la Croce delle Beatitudini, un segno mariano legato al culto di Maria. Questa chiesa è tutta al femminile e ci deve essere un motivo preciso, perché santa Fortunata non ha nulla a che vedere ne con il parto, ne tanto meno con le nascite, e qui in questo luogo, è invece presente una fonte miracolosa legata alla maternità.

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Mentre di fronte sulla Cassia vi è Santa Maria del Parto ma anche mitreo legato al culto del Dio Mitra e del Sol Invictus. Come il nodo di Salomone anche la Croce delle Beatitudini è un simbolo antico e precedente al cristianesimo, ed ambedue questi simboli sono nel bagaglio ideologico, culturale e religioso dei Cavalieri Templari che erano di stanza proprio a Sutri.

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Sicuramente la storia del monastero e di questa chiesa hanno radici molto più antiche e risalgono a culti pagani romani che con la caduta dell’impero sono stati sostituiti e riadattati ai nuovi tempi cristiani. Vi consiglio comunque di passare per questo luogo di grande energia che purtroppo oggi è stato completamente dimenticato!

 

 

Le antiche strade medievali: una giornata a piedi sulla Via Francigena (percorso nella Tuscia da Vetralla a Sutri)

La Via Francigena, Franchigena, Francisca o Romea, è parte di un fascio di antiche vie, che venivano chiamate strade romee e che partivano dal nord Europa e conducevano fino a Roma e poi sino in Puglia dove erano situati i porti dove i pellegrini ed i crociati si imbarcavano per raggiungere via mare la Terra Santa.

Dal nord Europa, vi erano nel Medioevo tre peregrinationes maiores: Roma per visitare la tomba di Pietro, Santiago di Compostela ed infine la Terra Santa per andare a Gerusalemme. Proprio per questo l’Italia era percorsa continuamente da pellegrini provenienti da ogni parte d’Europa.

I primi documenti che citano l’esistenza della Via Francigena, risalgono al XI secolo e si riferiscono ad un tratto di strada tra Chiusi e la Provincia di Siena. Mentre già nel X secolo il Vescovo Sigerico scrisse del percorso effettuato per essere ricevuto dal Pontefice per ottenere il pallium (mantello liturgico) e poi ritornare a Canterbury. Il documento di Sigerico rappresenta una delle testimonianze più significative di questa rete di vie di comunicazione europea in epoca medievale ma non esaurisce le molteplici alternative che giunsero a definire una fitta ragnatela di collegamenti che il pellegrino percorreva a seconda della stagione, della situazione politica dei territori attraversati, delle credenze religiose legate alle reliquie dei santi.

Da qui la mia idea di voler condividere con voi un piccolo tratto vi questo meraviglioso percorso, dopo averlo fatto io stessa innumerevoli volte sia in mountain bike che per alcuni tratti a piedi. Il tratto della Via Francigena in oggetto è quello che attraversa zone di noccioli e querce meravigliose dalla stazione di Vetralla sino alla bella cittadina di Sutri per un totale di circa km 23,6.

Una camminata piuttosto lunga per persone non esattamente alle prime armi, forse sarebbe bene essere dei camminatori non esperti ma comunque abituati a stare tutto il giorno in giro all’aria aperta.

E’ consigliato utilizzare scarponi troppo pesanti visti i km da percorrere e sicuramente acqua in abbondanza dato che non è possibile trovare fonti sino a Sutri. In caso di giornata di sole utilizzare cappello perché molti tratti del percorso non sono alberati.

Per raggiungere Vetralla utilizzerei il treno regionale da qualsiasi stazione di Roma sino alla stazione sopra citata, mentre al ritorno da Sutri è consigliabile prendere le linee di autobus che vi porteranno sino a Saxa Rubra dove il trenino vi può portare sino a P.zzle Flaminio e la metropolitana vi riporterà alle vostre autovetture.

In fondo ho inserito un link generale della Via Francigena dove cliccando sul tratto interessato vi potrà far capire bene quale sentiero scegliere mentre state camminando. Direi che questo tratto di strada merita di essere scoperto perché è facilmente raggiungibile con i mezzi ed è affascinante. Inoltre il borgo antico di Sutri, il mitreo e l’anfiteatro valgono nel finale veramente la pena di essere visitati. Il grande prato del parco permette inoltre con i tavoli di poter effettuare la sosta per mangiare, vi è una fontanella per poter bere e vi sono i servizi igienici utilizzabili da tutti.

https://www.viefrancigene.org/it/llmap/?layer=statictrack.1&id=354&highlight=/it/resource/statictrack

Buona camminata pellegrini dell’era moderna!

Il lago di Bolsena una meraviglia della natura ed un possibile portale per il misterioso regno di Agharta?

Vi propongo un’altra bella passeggiata nel territorio della misteriosa Tuscia Viterbese, non troppo lontano dalla capitale ma che vale veramente la pena di visitare. Il lago di Bolsena: questo posto possiede una storia millenaria ma oggi non voglio soffermarmi sulla storia etrusca o romana ma, tornare indietro sino all’esistenza del  popolo di Atlantide.

 Questa di storia ha inizio quando Willis George Emerson scrive nel 1908 “The Smokey God or A Voyage to the Inner World” cioè l’autobiografia di un marinaio norvegese chiamato Olaf Jansen. Emerson racconta di come Jansen abbia navigato all’interno della Terra attraverso un’apertura presso il Polo Nord. Per due anni sarebbe vissuto con gli abitanti di questo regno il cui mondo sarebbe illuminato da un “Sole centrale fumoso”. Il padre sarebbe rimasto ucciso durante il ritorno, il figlio ricoverato come pazzo. Il resoconto sarebbe stato dato dal figlio, che dopo la dimissione dal sanatorio si sarebbe stabilito in California, e che novantenne avrebbe deciso di rendere pubblica la vicenda. Malgrado nel racconto di Emerson non si faccia il nome di Agartha, esso vi è stato associato in opere successive. Shambhala “la Minore”, una delle colonie di Agartha, era la sede del governo del regno. Mentre Shambhala consiste in un continente interno, le altre colonie satelliti sono degli agglomerati più piccoli situati all’interno della crosta terrestre o dentro le montagne. I cataclismi e le guerre avvenute sulla superficie spinsero il popolo di Agarthi a stabilirsi sotto la terra.

Il racconto di Emerson è considerato una delle prime fonti della credenza sulle civiltà sotterranee. L’esistenza di Agartha è stata considerata seriamente da numerosi europei.  Il Regno di Agharta con la sua capitale Shamballah sarebbe il luogo dove si sono rifugiati i superstiti di Atlantide, una razza con conoscenze superiori che hanno la possibilità di utilizzare una energia  infinita chiamata Vrill, tale popolo con queste conoscenze superiori riesce a muoversi in tutto l’universo. Anche i tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale erano convinti del fatto che all’interno la Terra fosse cava e nella quale vive questa popolo unico. Ovviamente ai poli esisterebbero gli accessi principali così come in varie altre parti della nostra terra.

La leggenda era divenuta talmente reale che alcuni sottomarini tedeschi vennero mandati in esplorazione al Polo Nord per cercare l’entrata a questo mondo sotterraneo, e vi sono documenti che attestano che ci riuscirono e perfino scrissero tutte le istruzioni per poter raggiungere tale portale sotterraneo. Ai poli esisterebbero gli accessi principali ma non solo, vi sarebbero accessi in varie altre parti della nostra terra.

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La cosa più incredibile è che non bisognerebbe andare tanto lontano per trovarne uno perché sarebbe proprio sull’isola Bisentina al centro del lago di Bolsena. Magari la curiosità vi potrebbe spingere a fare un giro in battello per osservare dall’esterno questo luogo. L’isola ovviamente è privata e non è possibile potervi accedere e come ogni mistero non è ancora risolto! Nelle mie prossime avventure sul posto cercherò di recarmi proprio sull’isola con l’autorizzazione dei proprietari così potrò documentare dal vivo se esiste davvero questo portale!

 

La Metafonia cioè la comunicazione con gli spiriti grazie ai registratori audio: funziona?

Vi sono da tempo, numerose ricerche in merito, cioè tante persone che, sia per caso o per vera e propria sperimentazione e ricerca cercano e pare, con successo di comunicare attraverso strumenti radio o registratori sensibili con entità dall’aldila’. Qui di seguito volevo mostrarvi un documentario piuttosto vecchio ma che in modo chiaro riassume di cosa sto parlando. Vale la pena di dargli una occhiata per capire cosa intendo.

https://youtu.be/AzRPkUTGKhQ

https://youtu.be/0BnkM7RX1fI

In questi ultimi anni  coloro che sperimentano questo tipo di attività paranormale si avvalgono di strumenti decisamente più sofisticati e quindi i risultati sono sicuramente più evidenti. Ad esempio, è addirittura possibile scaricare un applicazione a pagamento sull’iphone cioè un vero e proprio ghost kit che registra eventuali voci ed attività paranormali.

Devo dire che incuriosita dalla cosa ho scaricato l’applicazione ma per il momento non ho ancora potuto metterlo alla prova ma, nel caso avrò dei risultati sicuramente vi farò ascoltare quello che sono riuscita a registrare. Nel frattempo vi faccio vedere un video di alcuni ragazzi che hanno creato un gruppo di investigazioni paranormali che effettivamente hanno riscontro e quindi….a voi le deduzioni!

https://youtu.be/nMHPvNjNqHw

Vicus Matrini sulla Cassia ed il Mitra dimenticato!

Siamo circondati da opus reticulatum ma siamo talmente ciechi che vediamo solo la strada che ci porta nei luoghi e non la storia che ci avvolge ovunque.

Questa è la storia di una antica strada bella e famosa: la Cassia, una delle strade consolari romane ma che oggi è stata quasi completamente distrutta, dispersa dalle varie coltivazioni ed arature dei terreni, costruzioni, o asfaltata nei tratti in cui coincideva con la strada nuova che per assurdo ha più buche di quella antica. La passeggiata che vi propongo è quella molto fuori Roma che può essere abbinata al percorso della Francigena da Vetralla a Sutri, per osservare purtroppo solo pochi resti anche se da vedere ci sarebbe molto se ci fosse la volontà di far valere il nostro passato come vera risorsa economica. Ma questa è un’altra storia e io sono qui solo per farvi conoscere cose belle!

Dopo Sutrium per raggiungere il Forum Cassii, si passava dalla mansio Vicus Matrini che era sicuramente collegata con il Vicus Ciminius ma di questo non abbiamo certezze. Sicuramente Vicus Matrini doveva servire da base per collegare i due siti.

In questo tratto di via Francigena che passa dove si trovava l’antica via Cassia di cui di cui sono visibili qui i basoli utilizzati come pietre per i muri a secco di divisione dei terreni. Proprio qui nel Casale delle Capannacce sul muro vi è esposto alle intemperie un bel bassorilievo di Mitra con la tauromachia di cui ormai non si vede più la parte superiore della testa. Gli archeologi asseriscono che proviene da Sutrium ma, di questo io non sarei proprio tanto sicura. Qui di seguito ho allegato alcune fotografie del sito e del Mitra. Per coloro che amano questo culto antico forse non è da perdere!

Ci troviamo al km 62 della Cassia Veientana dove era situata la mansio antica che era posizionata tra Sutrium ed il Forum Cassii.

A walk in the abandoned acropolis of Tarchuna the glorious and rich rival of the Regal ancient Rome

Although little is visible of the ancient city, archaeology is increasingly revealing glimpses of its past glories. The site is not very far from Rome and one have to spend a couple of hours walking around to feel the incredible aura of the place.

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Tarchuna or Tarkna was one of the most ancient and important it Etruscan cities. Tarchon the son of Tyrrhenus was the founder of the city, as the legend told us. From Tarkna two Etruscan noble people became king of ancient Rome: Lucius Tarquinius Priscus and Lucius Tarquinius Superbus.

Tarchuna was one of the twelve cities of the elegant and sophisticated Etruscan civilisation. In the intellectual darkness of the times, the Etruscans shine with cultural, religious and industrious prominence which can only be matched by the old and highly-respected Greek city states. Being in a league of their own, the Etruscan cities did not want to cooperate together to fight the expansion of the Romans not giving to them much importance at that time. Located comfortably at the centre of Etruscan territory, Tarchuna benefited from good trade relations with her neighbours and, traditionally, relied on her own military strength for safety.  Moreover the city had an incredible Harbour which permitted incredibly wealthy commerce with all the Mediterranean civilizations and the eastern world.

Her ambitions were to maintain the favourable status quo in the region – one which predominantly benefited its own people. Rome was growing powerful and menacing to the south; the insurgent Gauls were becoming more numerous by the day, occupying lands to the north and east. Control of the sea is claimed by both the Greeks and Carthaginians. However it was not easy for the Romans to get all the territories and only after many difficult battles and fights became a roman colony.

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Numerous Roman religious rites and ceremonies derived from the Etruscan Tarchuna and, even in imperial times a collegium of 60 haruspices (predicting the events) continued to exist. The city when Rome began its expansion

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The Ara of the Queen (Ara della Regina) about IV b.C. is the site of the huge temple of which today is visible only the basement, since many of them were made of wood which deteriorated rapidly. The two winged horses found in here are now in the National Museum in Tarquinia. I can of course see many similarities with the ancient Greek temples in Sicily, Te Magna Grecia (Selinunte or Agrigento) which where build in the same visible and on top of Hills as this one. Too bad the entire area is quite abandoned and even if many new archaeological excavations during the summer are going on, nothing of it is known or shown for the passionate people like me! At least I managed to talke some beautiful pics of this pavement which shows the flowers of life also very much utilized by the Templars in their churches and sites. The feelings of this place are wonderful and if visiting Rome you should come to Tarquinia and visit the acropolis and the amazing necropolis with the marvelous painted walls.

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In front of the temple, there was the heart of the city with one of its northern ancient entrances and on a hill further on the sacred area in where there is this votive well (shown in the short video below).

Una passeggiata nell’acropoli dimenticata della affascinante e ricca Tarkna la grande rivale della Roma monarchica!

Un pomeriggio diverso, lontano dal caos della città e dei famigerati centri commerciali che non ci fanno arricchire di belle esperienze ma, al contrario ci inaridiscono dato che ci allontanano sempre di più dall’abitudine che si usava prima di fare delle simpatiche passeggiate all’aria aperta. Così si sfruttava la luce del sole e non ci si chiudeva in posti chiusi con orribili luci artificiali. Ma visto che mi leggete siete degli appassionati di queste cose e quindi vado oltre!

Il luogo è fantastico, specialmente per il fatto che si trova piuttosto vicino a Roma. Se venite sall’Aurelia dovete girare al bivio di Monte Romano e quando incrociate l’acquedotto dovete girare a sinistra sino al parcheggio dell’area archeologica. Mentre dalla Cassia superata Vetralla girate a sinistra verso Monte Romano e vi trovate il bivio a destra. Dalla foto si vede l’acquedotto che è riconoscibile facilmente.

Dopo essere passati dall’acropoli sarebbe il Top andare a visitare la necropoli che possiede delle tombe dipinte meravigliose. Io oggi mi sono soffermata sull’acropoli. La città di Tarkna era situata a circa 10 km dal l’importante porto di Gravisca nodo commerciale di notevole interesse che rendeva la città una delle più ricche dell’impero etrusco. La città comunque era collegata al mare dall’emissario del lago di Bolsena il Marta che all’epoca permetteva di trasportare le merci fino in città.

Purtroppo l’area è abbastanza abbandonata, ed anche poco visitata. Visto che di sabato pomeriggio a parte alcuni cercatori di funghi ero l’unica interessata agli etruschi! se pensiamo che Tarquinia è stata una delle più ricche città etrusche è un peccato che è così poco visitata.

L’ara della Regina è la zona più alta della città. In questo tempio risalente al IV secolo a.C. sono stati trovati i famosi cavalli alati che ora si trovano al Museo Nazionale di Tarquinia. La zona è imponente e del tempio restano solo le fondamenta in blocchi di roccia massicci. Sulla parte posteriore passa la strada antica di cui si vede una piccola parte. Come si vede dalle fotografie. Si può solo immaginare l’impotenza del tempio che come posizione dominante assomiglia molto a quelli visti a Selinunte nella Magna Grecia. Ma del resto anche loro avevano grosse influenze e scambi sia Greci che da parte degli Egizi.

Camminando più a nord vi è l’abitato di cui si può vedere solo una piccola parte.

Vi sono degli scavi in corso ma ovviamente praticamente nulla è visibile né vi è possibilità di avere conoscenza di nuove scoperte.

Nella zona sacra inoltre è stato trovato un pozzo votivo di cui allego un piccolo video.

La passeggiata è comunque fantastica, e vi consiglio di respirare l’aria di quel luogo dove si percepisce storia in ogni scorcio!